E’ facile intuire che questa storia delle telefonate tra Moggi e gli arbitri mette il calcio italiano in cattiva luce. Tuttavia non ritengo che ciò vada ad influire sulla nazionale. Dal punto di vista interno alla squadra, i giocatori saranno concentrati sull’obbiettivo finale e non avranno certo il tempo di seguire le liti da pollaio che si scateneranno tra negazioni, rinvii a processo, condanne (poche) e assoluzioni (molte). Lippi, inoltre, è un sergente di ferro e uomo di buon senso: tacciarlo come “complice” delle supposte macchinazioni bianconere sarebbe un grave errore dettato da un provincialismo tutto italiano.
Non credo che le cose cambino molto nemmeno dal punto di vista esterno, cioè quello legato all’immagine rispetto alle altre federazioni. Ricordo che recenti scandali arbitrali hanno riguardato proprio la Germania, paese organizzatore. E che dire del Brasile, dove le vicende calcistiche si intersecano spesso con episodi di malavita, dove i brogli nei vari campionati sono quasi all’ordine del giorno? Eppure a Rio e dintorni il calcio è sempre una festa, perché, poche chiacchiere, il vero sport è quello che si fa in campo e un dribbling di Ronaldinho vale più di tutta questa gente che sta lì ad ascoltare un dirigente e un designatore in maniera morbosa: ma qualcuno li ha mai avvertiti che esiste l’899?
08 maggio 2006
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